
Cosa abbiamo capito su umorismo e fragilità, alla Sapienza
Il resoconto completo di "Reading Between the Humorous Lines", con uno sguardo al futuro della partnership tra GEIPHEA e Osservatorio Feldman
C'è una domanda che, più di ogni altra, ha tenuto banco durante il nostro intervento alla Sapienza: può l'umorismo diventare uno strumento di connessione con chi vive una condizione di fragilità, di difficoltà cognitive, età avanzata, scolarizzazione insufficiente, barriere linguistiche e culturali, fino a contesti come RSA e strutture detentive? Non è una domanda accademica astratta ed è quella che ha generato più discussione, più mani alzate, più curiosità in un'aula piena di ricercatori. E noi è da qui che vogliamo partire per raccontarvi questi tre giorni.
Si è chiusa da poco, alla Sapienza Università di Roma, "Reading Between the Humorous Lines - The Hidden Message of Laughter", tre giorni di ricerca internazionale sull'umorismo che hanno riunito linguisti, psicologi, educatori e artisti da ogni angolo del mondo. Il tema di fondo, dichiarato fin dal call for papers, è tanto semplice quanto scomodo. L'umorismo non è necessariamente neutro e può essere un potente strumento di critica sociale, consapevolezza culturale e coesione civica, ma può anche, silenziosamente, normalizzare discriminazioni di ogni tipo, da quelle di genere a quelle basate su età, abilità o provenienza culturale. Tra questi due poli si sono mossi tre giorni di studi, panel e dibattiti.
Noi dell'Osservatorio Feldman ci siamo entrati con un contributo preciso e ne siamo usciti con qualcosa di più grande di quanto ci aspettassimo.
Il nostro intervento: Laughter is Science
Il 17 settembre abbiamo presentato, insieme alla Prof.ssa Denise Margonari Favaro e alla Dr.ssa Maria Eugenia Savietto, la ricerca "Laughter is Science: the scientific study of humor in the teaching and learning process of Portuguese and Foreign Languages (Italian) in Brazil" - un lavoro nato da un percorso di ricerca tra Italia e Brasile, che oggi trova una cornice più ampia nel rapporto tra il GEIPHEA (Gruppo di Studi Interdisciplinari e Ricerca sull'Umorismo nell'Insegnamento-Apprendimento, UNESP) e l'Osservatorio Feldman.
La sala attenta e piena di studenti, semplici appassionati e ricercatori, tra i quali la d.ssa Margherita Dore, docente di Traduzione dell'Umorismo alla Sapienza e autrice di riferimenti come Humour in Audiovisual Translation (nonché convenor della conferenza); il dott. Salvatore Attardo, tra i massimi linguisti dell'umorismo al mondo, ideatore della General Theory of Verbal Humor e autore di Humor 2.0; e il dott. Władysław Chłopicki, dell'Università Jagellonica di Cracovia, tra i pionieri degli studi sull'umorismo in Polonia.
Ad Attardo, tra l’altro, abbiamo avuto il piacere e l’onore di consegnare ufficialmente il Report 2026 dell'Osservatorio Feldman. Certo è che, conoscendo la sua capacità di leggere a una velocità non del tutto compatibile con la fisiologia umana, è stato difficile capire se, sfogliando il libro, il professore lo avesse già letto in tutte le sue parti o solo in quelle che più gli interessavano.
Ma torniamo alla domanda da cui siamo partiti. Che il tema dell'umorismo e della fragilità abbia acceso così tanto interesse non è casuale ma esattamente il terreno su cui il GEIPHEA lavora da anni attraverso due delle sue linee di ricerca: umorismo e acquisizione linguistica in persone con bisogni speciali (inclusa la trisomia 21) e umorismo e terza età. Vedere il percorso di ricerca così apprezzato in un’occasione così importante, in una sede così prestigiosa come l’ateneo più grande d’Italia e di fronte a studiosi e ricercatori di tutto il mondo, è stata una conferma importante della rilevanza di questo lavoro.
Ed è forse proprio qui che abbiamo messo a fuoco con maggiore chiarezza qualcosa che abbiamo sempre sostenuto: lavorare sull'umorismo in condizioni di fragilità non significa semplicemente "far ridere", né applicare una tecnica valida per chiunque. L'umorismo richiede la possibilità di condividere codici, contesti, aspettative e incongruità e, proprio per questo, quando entra in relazione con difficoltà cognitive, linguistiche, culturali o legate all'età, diventa un terreno particolarmente delicato e interessante. Non soltanto uno strumento, dunque, ma un luogo di osservazione della relazione e di ciò che permette a due o più persone di riconoscere insieme qualcosa come inatteso, ambiguo, sorprendente e, infine, umoristico.
Cronache dalla conference
Il resto della conferenza è stato un vero e proprio mosaico di sguardi sull’umorismo, che il restare concentrati sul nostro intervento non ci ha impedito di ascoltare.
Tanti e diversi, infetti, sono stati gli interventi che si sono susseguiti nell’arco dei tre giorni.
A partire da “Umorismo, meme e limiti della creazione online” il panel con cui HUMLIT ha presentato i risultati di oltre 70 interviste a comici, vignettisti, giornalisti e content creator in 14 paesi europei, per capire dove i creatori di umorismo sentono di dover porsi dei limiti e dove, invece, scelgono consapevolmente di provocare. Anthony Dion Mitzel (Università di Bologna) ha proposto la "Critical Memetic Literacy", un metodo per insegnare ai più giovani a leggere criticamente i meme politici. La sua ricerca sul meme "Let's Go Brandon" è stata citata in un amicus brief presentato alla Corte d'Appello del Sesto Circuito degli Stati Uniti. Un dettaglio che dice molto su quanto lo studio dei meme sia ormai materia anche giuridica.
C’è stato poi modo di parlare di “Umorismo nelle culture e nelle comunità”, con tre interventi che hanno mostrato quanto l'umorismo cambi forma a seconda del contesto sociale in cui nasce. Noémi Tudor (Università Transilvania di Brașov) ha analizzato le barzellette rumene sugli "ardeleni" (i transilvani), mostrando come lo stereotipo regionale si intrecci con quello etnico. Fabio Mongraviti (Sapienza) ha esplorato l'uso dell'ironia e della stand-up comedy nella letteratura Dalit in India, capovolgendo l'idea diffusa che il trauma collettivo lasci poco spazio all'umorismo. Yusuf Al Arief (Lancaster University), invece, ha applicato un nuovo modello di analisi alla stand-up comedy indonesiana, mostrando come 34 spettacoli su YouTube usino l'ironia per smascherare corruzione politica e manipolazione elettorale.
Diverse poi le “Curiosità dal mondo della ricerca sull’umorismo”. Impossibile non citare la plenaria di Villy Tsakona (Università di Atene), dal titolo folgorante "Titanic: 2, Rich people: 0", dedicata ai meme classisti nati dopo l'incidente del sommergibile Titan. Sempre sul terreno dei meme, Jan Chovanec (Università Masaryk di Brno) ha ricostruito il ciclo di vita del meme della rana (da Pepe the Frog ai suoi discendenti) come vero e proprio "rito di passaggio" identitario per le comunità online. Da un altro versante, lo studio di Vicky Manteli (Università di Patrasso) si è concentrato su un controverso adattamento greco delle “Vespe” di Aristofane, capace di far uscire dal teatro spettatori infuriati. Pietro Luigi Iaia e Silvia Pettini hanno invece analizzato come le battute del videogioco The Last of Us siano state “transcreate” in italiano per alleggerire un mondo post-apocalittico senza perdere efficacia comica. Non meno interessante la provocazione di Christian Hempelmann (East Texas A&M University), secondo cui buona parte della ricerca critica sull'umorismo rischierebbe di leggere nei dati esattamente ciò che si aspettava di trovarci fin dall'inizio.
Uno sguardo al futuro
Ma la notizia più importante, per noi, guarda avanti. Da questi tre giorni è emersa la volontà concreta di trasformare questo rapporto in una partnership più strutturata tra il GEIPHEA e l'Osservatorio Feldman, per uno scambio sistematico di conoscenze tra Europa e Sud America sull'uso dell'umorismo nella didattica, nell'insegnamento delle lingue e nel supporto a persone in condizioni di fragilità o con specifici bisogni cognitivi, linguistici e relazionali, con l'obiettivo di sviluppare ricerche congiunte future.
Non partiamo da zero. Questa prospettiva raccoglie un percorso di scambio iniziato anni prima delle attuali collaborazioni istituzionali. Nel 2016 Matteo Andreone aveva tenuto, su invito della Prof.ssa Margonari Favaro, un ciclo di incontri sull'intelligenza umoristica applicata alla didattica a Jundiaí e Araraquara. Quel seme, piantato dieci anni fa, è quello che oggi torna a germogliare in una collaborazione più ampia e strutturata.
Un grazie sentito al GEIPHEA, a Margherita Dore e Giovanni Raffa per l'organizzazione, alla Sapienza Università di Roma per l'accoglienza, e a Salvatore Attardo, chair della nostra sessione.
