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Sta arrivando il Report 2025 dell’Osservatorio Feldman – dedicato all’Umorismo

Nel dibattito pubblico l’umorismo è spesso trattato come un accessorio: un abbellimento del discorso “serio”, una pausa tra contenuti più importanti. Eppure, se osservato da vicino, il riso attraversa ogni dimensione della nostra vita culturale, sociale e politica. Non è un effetto collaterale: è una struttura.

Il Report 2025 sull’Umorismo dell’Osservatorio Feldman nasce da questa consapevolezza: ridere non è mai un gesto neutro. È un atto cognitivo, relazionale, simbolico. È un linguaggio che può unire o dividere, chiarire o confondere, curare o ferire.

 

Un fenomeno complesso, non un genere minore

Le ricerche neuroscientifiche raccolte nel Report mostrano che il cervello non “ride e basta”. La risata è un processo che implica interpretazione, attribuzione di intenzioni, lettura del contesto. Comprendere una battuta richiede competenze sofisticate di mentalizzazione e di decodifica sociale.

Ma l’umorismo non vive solo nel cervello. Vive nei testi, nelle immagini, nelle pratiche culturali. La tradizione filosofica e letteraria ha spesso utilizzato il riso come dispositivo critico: creare uno scarto tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, mettere in discussione l’apparente naturalezza delle convenzioni.

In questo senso, l’umorismo non offre soluzioni. Apre fratture. E proprio in quella frattura può emergere uno sguardo nuovo.

 

Umorismo e potere: un equilibrio instabile

Quando il riso entra in contatto con il potere, la sua ambivalenza diventa evidente. La satira può smascherare i meccanismi della comunicazione politica, ma può anche essere assorbita dagli stessi dispositivi che critica.

Nel 2025 l’ironia, soprattutto nella forma di meme, video brevi e contenuti generati da intelligenza artificiale, è diventata parte strutturale della comunicazione pubblica. Non è più un commento esterno alla politica: contribuisce a costruire reputazioni, a consolidare narrazioni, a polarizzare il dibattito.

In questo scenario, il confine tra parodia riconoscibile e disinformazione diventa sempre più fragile. L’umorismo si conferma così uno strumento potentissimo, ma anche delicato: capace di favorire consapevolezza o di alimentare conflitto.

 

Intelligenza artificiale: descrivere il riso non basta

Un capitolo centrale del lavoro dell’Osservatorio riguarda il rapporto tra umorismo e tecnologia. L’intelligenza artificiale è oggi in grado di descrivere con precisione le teorie dell’umorismo, di imitare strutture comiche, di generare testi potenzialmente divertenti.

Eppure, resta una distanza significativa tra simulazione e incarnazione.

L’umorismo umano richiede corpo, timing, relazione, esposizione al rischio. Una battuta non è solo una combinazione di parole: è un atto situato. È il risultato di un equilibrio tra contesto, intenzione e vulnerabilità. I limiti dell’AI, più che un difetto, diventano allora uno specchio: ci aiutano a comprendere meglio cosa rende umano il nostro modo di ridere.

 

Impresa e comicità: una parentela inattesa

Il Report esplora anche un parallelo sorprendente: quello tra imprenditorialità e produzione umoristica.

Sia l’imprenditore sia il comico devono:

* osservare la realtà da angolazioni inedite,
* ricombinare elementi esistenti in modo creativo,
* accettare il rischio del fallimento,
* leggere continuamente il feedback del pubblico.

L’umorismo, in questo senso, non è solo uno strumento comunicativo ma una lente cognitiva: aiuta a gestire l’incertezza, a ridurre la rigidità, a favorire resilienza e adattabilità.

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Oltre l’umano: gioco, evoluzione, cooperazione

L’analisi si estende anche al mondo animale e al gioco. Le ricerche etologiche mostrano come segnali di “non-serietà” e dinamiche simili alla risata svolgano funzioni sociali fondamentali: rafforzano i legami, regolano i conflitti, creano fiducia.

Il gioco, accettando regole artificiali e ostacoli volontari, crea uno spazio protetto in cui errore e fallimento diventano esperienze condivise. È lo stesso spazio in cui nasce molta comicità. In questa prospettiva, l’umorismo non è un lusso culturale ma una competenza evolutiva profonda.

 

Un linguaggio che non rassicura

Il Report 2025 rifiuta letture moralistiche. Non contrappone un umorismo “buono” a uno “cattivo”. Mostra piuttosto come il riso sia un campo di tensione.

Far ridere è un lavoro serio. Implica tecnica, responsabilità, ascolto. Implica anche la capacità di accettare che il significato non sia mai definitivo, ma emerga nel confronto tra prospettive diverse.

L’Osservatorio Feldman nasce proprio con questo intento: osservare l’umorismo senza semplificarlo, senza ridurlo a genere minore o a minaccia da sorvegliare. Considerarlo, piuttosto, come uno dei luoghi in cui una società negozia i propri limiti, le proprie paure, le proprie contraddizioni.

In un presente segnato da accelerazioni tecnologiche, conflitti simbolici e trasformazioni profonde dei linguaggi, forse ridere è uno dei modi più onesti per restare lucidi.

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Non per fuggire dalla realtà.
Ma per guardarla meglio.

 

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