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La guerrilla comedy invade New York
Due comici, dieci startup inesistenti e una metropolitana trasformata in palcoscenico: quando basta imitare quasi perfettamente la realtà per mostrarne il lato assurdo.
«E se le forchette fossero cucchiai?». La domanda è comparsa nella metropolitana di New York su un manifesto elegante e minimalista, accompagnata dal nome di una startup: Cutlery.ai.
Solo che Cutlery.ai non esiste.
A inventarla sono stati i comici americani Harris Alterman e Dave Ross, dopo aver studiato per settimane le vere pubblicità tecnologiche della subway: nomi futuristici, grafica essenziale, grandi promesse e un linguaggio fatto di “soluzioni”, “piattaforme”, “agenti” e trasformazioni destinate a cambiare il mondo. Poi hanno cominciato a copiarlo. Quasi perfettamente, ma togliendo il significato. Sono nate così aziende che si domandano «E se il Texas fosse capovolto?», annunciano di aver «messo la Q in QR1777» o comunicano svolte epocali come il cambio di nome da Ziplink a Froggle.
A giugno Alterman e Ross hanno appeso dieci di questi manifesti in alcune stazioni, senza autorizzazione: il tempo di fotografarli, filmarli e rimuoverli. Una vera operazione di guerrilla comedy, rapidamente diventata virale. La trovata funziona proprio perché la parodia è minima. Grafica, tono e linguaggio sono talmente credibili che le aziende immaginarie potrebbero quasi esistere. È un meccanismo fondamentale dell’umorismo: prendere qualcosa di familiare e spostarlo appena, quel tanto che basta per permetterci di vederne improvvisamente l’assurdità. Alterman e Ross fanno ancora meno: osservano un linguaggio davanti al quale migliaia di pendolari passano ogni giorno senza più farci caso e lo restituiscono quasi identico.
Nella seconda fase entra più decisamente anche l’intelligenza artificiale. Compaiono UnderwAIr, le “mutande che pensano”, un nonno artificiale indossabile e persino un servizio che trasforma il lutto in opportunità finanziaria. Il bersaglio diventa l’idea che qualunque esperienza umana possa essere trasformata in un nuovo prodotto tecnologico.
Poi arriva il cortocircuito finale. La prima incursione era abusiva; poche settimane dopo, grazie al successo dell’operazione, i due comici vengono ospitati ufficialmente in uno spazio della metropolitana. La guerrilla comedy nata per prendere in giro la pubblicità della subway finisce così dentro la subway dalla porta principale.
Forse è proprio questo che l’umorismo sa fare meglio: non inventare necessariamente qualcosa di assurdo, ma costringerci a guardare di nuovo ciò che avevamo smesso di vedere.
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